cover

Huawei P10 il telefono che fa da redazione. Era con me al Web Summit.

La professione di giornalista, al di là delle battute – è sempre meglio che lavorare – è stata sottoposta ad uno tsunami tecnologico e culturale, negli ultimi dieci anni. Redazioni polverizzate dal digitale, pezzi pagati come un cartoccio di caldarroste, fiera del copia e incolla a livelli deprimenti.

La differenza tra ieri e oggi, sta tutto in borsone nero che mi appendevo al collo quando viaggiavo per fare le mie interviste. Notes e penna a sfera in mano, il borsone fantozziano al collo, ho dialogato con Federico Fellini, Woody Allen, Helmut Newton, Jeremy Rifkin, per fare qualche nome.

COSA PORTAVO IN QUEL BORSONE NERO?

Un blocco steno per appunti con la spirale che bucava i fogli in alto,un registratore tascabile a batteria stilo, una fotocamera di una marca X che pesava oltre un chilo. A volte perfino un piccolo dizionario, perché se quello parlava lingue astruse, almeno avevi una bussola lessicale.Quel borsone giace in cantina da un po’ di anni. Oggi mi infilo in tasca uno smartphone che sa fare tutto. E pesa 145 grammi. Il P10 di Huawei, in questi reportage, è quello che ci vuole. La sua fotocamera 20 Mp sviluppata con un mito dell’immagine come Leica riesce a fare foto in bianco e nero di una qualità estrema, ed è capace di grandi contrasti.

LE INTERVISTE REALIZZATE CON I MICROFONI SMART

Con la modalità ritratto catturi in tuo intervistato ad una risoluzione 4992×3744 Pixele te lo metti in tasca. E, visto che senza selfie ormai la vita è solitaria, te ne scatti uno con il personaggio di turno e lo condividi sui social. Per le interviste i microfoni intelligenti e direzionali sono l’ideale e se vuoi girare un video realizzi qualità 4K (2160p). La ricarica rapida, infine, ti toglie l’ansia di non poter finire il lungo giorno di interviste.




There are no comments

Add yours