Internet come muro del pianto. Internet come mercato dove si vendono fronti da tatuare o promesse verginità in cambio di $. Internet come bacheca di annunci per trovare lavoro.
Vince chi è più originale, a volte.
Un video di qualche anno fa girato in casa da un padre disoccupato che quando gli arrivava l’ennesima lettera di rifiuto dalle aziende la dava al suo bambino di un anno, che le strappava ridendo a crepapelle, su YouTube ha fatto milioni di view e quel papà ha trovato lavoro.
Questo giovane producer di Londra, Adam Pacitti, ha speso le ultime 500 sterline non in birra disperata dentro un pub guardando il Manchester United ma comprando un annuncio, un manifesto, in cui denuncia la sua condizione di disoccupato e rimanda al Web dove pubblica un video CV.
Quel metro quadrato di carta diventa la miccia che fa eplodere il “caso”.
Internet si posa come una grossa lente di ingrandimento sul giovane con la faccia timido-furbetta da supernerd e farlo diventare eroe per un giorno, sulla Rete.
La mini case-history ripresa giustamente dai giornali online, dai blogger insegna ancora una volta che la miscela tra web e media tradizionali può
essere dirompente.
Commovente la scena finale del video CV con lui che se ne va in giro per una desolata spiaggetta col metal detector a cercare monetine.
Magari non le trova.
Ma ha trovato di meglio: la grossa “pepita” della viralizzazione in Rete.

