Huawei escluso dagli USA versa in Italia un miliardo di Euro per il 4G

Arrivano i cinesi di Huawei e portano un miliardo di Euro da investire in 5 anni nello sviluppo delle reti 4G LTE.
Le nuove infrastrutture sono dedicate all’operatore Wind che lavorerà con la nostra Sirti.

E i cinesi che hanno conquistato con i loro smartphone la terza posizione mondiale dopo mostri sacri some Apple e Samsung, non si fermano al 4G.
Hanno intenzione di sviluppare in Europa nuovi centri di design e ricerca producendo tab e cellulari di nuova generazione.

Il Ceo di Huawei Ren Zhengfei dopo 26 alla guida del gruppo ha sbottato come si legge nell’articolo che qui riporto.
Il protezionismo esasperato di Paesi come Usa Australia e Canada dove Huawei non può partecipare a nessuna gara pubblica, ha portato un po’ di capitali tech nel nostro mercato.

Google GmailFacebookDeliciousYahoo MessengerTumblrGoogle BookmarksShare

L’economia e la politica? Aerei impazziti: lo sostiene Almodovar nel nuovo film. E se avesse ragione? [Scenari RaiNews24]

“Ma che stanno facendo dentro la Torre di Controllo? Giocano a VideoPoker?”

Questo mi chiedo nel mio intervento su Scenari, la rubrica di Roberto Reale, su Rainews24.

La cronaca di ieri parla di un aereo tedesco che subisce un’ avaria sull’oceano, si spengono le luci…odore di bruciato… atterraggio di emergenza.
Il cinema americano ci racconta la storia di un aereo guidato da Denzel Washington (tra l’altro ubriaco) che atterra per miracolo dopo aver perso pezzi a 30mila piedi di altezza.

Il cinema spagnolo ci mostra l’ultimo lavoro di Pedro Almodovar.

Che sta succedendo? Che fanno nella torre di controllo le cui tecnologie lungimiranti fino a ieri “dicevano” al pilota “cosa” doveva fare.

OGGI L’EUROPA E’ STRATTONATA DA UN VENTO DI FOLLIA
Ci sono gli apocalittici che vogliono bruciare l’Euro.
Ci sono i populisti che vogliono mettere nelle piazze le stamperie per le banconote.
Ci sono i disperati (la gran parte della popolazione) che non sa che pesci prendere.

Intanto la disoccupazione nell’UE 17 sta arrivando al 12%.
Non ho la formula del cambiamento.
Ma mi baso su un fatto: un amico rumeno che vive a Milano si è lamentato della poca velocità di Internet.
Nel suo Paese è più veloce.
Ha ragione: le ultime ricerche parlano di una media italiana di 6 Mbps.

IL NUOVO GOVERNO DOVREBBE RIPARTIRE DA QUESTO DATO: OBAMA STA PORTANDO IL WIFI GRATIS DA COSTA A COSTA E NOI PARLIAMO ANCORA DELL’IMU DA RESTITUIRE.

Google GmailFacebookDeliciousYahoo MessengerTumblrGoogle BookmarksShare

La Banda Larga crea posti di lavoro, Obama l’ha capito. I nostri politici ancora no

Washington Post pubblica una notizia relativa ad un progetto del Governo americano per dare Wi-Fi e barda larga a tutti.

Wi-Fi Coast to coast.

Il collegamento a Internet come diritto fornito dalla Casa Bianca ai cittadini.
Obiettivo: diffondere la conoscenza, le competenze, l’istruzione, la formazione per le nuove classi dirigenti e creare posti di lavoro.

Il giorno dopo TechCrunch e altri Blog smentiscono.
Si crea un pò di confusione. Le lobbies dei grandi operatori Web che guadagnano 178 $ miliardi dal mercato di Internet vengono presi in contropiede dall’annuncio.
Fanno resistenza. Come fionirà? Chi vivrà vedrà.

Intanto il problema vero certo è che
A LIVELLO INTERNAZIONALE LA DISCUSSIONE SUL WIFI GRATIS PER TUTTI TIENE BANCO.
Da noi si preferisce fare battaglie di retroguardia:
- resituire l’IMU
- dare solo un mese di vacanza a scuola
e via cialtronando.

Eppure la fotografia che fa Akamai sulla diffusione della banda larga in Italia fa piangere.

L’Italia è al 37° posto in Europa.

Ci superano allegramente Romania, Slovakia, Ungheria, Repubblica Ceca.
Dove vogliono farci arrivare i nostri politici “oscurantisti”? Ai livelli della Patagonia o della Korea del Nord?

Google GmailFacebookDeliciousYahoo MessengerTumblrGoogle BookmarksShare

App e siti per controllare la qualità dell’aria che (purtroppo) respiriamo

Suona quasi sarcastica la decisione dell’Unione Europea di assegnare al 2013 il titolo di “Anno dell’aria”.
Visto che pochissime cose si fanno per non dire nulla concretamente per abbassare il tasso di CO2 nell’aria o per limitare in danni costanti delle polveri sottili, chiamare questo 2013 anno dell’aria sembra quasi un esercizio beffardo.

A COSA SERVONO LE APP SULLE QUALITA’ DELL’ARIA?

Digitando su Google la ricerca per “air quality” appaiono 320 milioni di risultati.
Quindi in Rete l’attenzione rivolta a questo problema è enorme.
Ma nella pratica quotidiana, le app per controllare l’inquinamento servono a poco o niente.

Esempio: Controllo sul cellulare la qualità dell’aria a Torino.
Devo andare là per un appuntamento di lavoro non lo rimanderò aspettando il vento.

Viene da chiedersi allora a cosa servono queste app (tante) e siti (tantissimi) dedicati alla “air quality“.

La risposta più ottimista è per aumentare la coscienza collettiva su questo problema sperando che i nuovi amministratori della cosa pubblica che oggi studiano nei Licei possano dare una svolta che si aspetta da decenni.

Google GmailFacebookDeliciousYahoo MessengerTumblrGoogle BookmarksShare

Il circo elettorale sbarca su Twitter tra follower comprati e hashtag sbagliati ma la Merkel “spara” sul fringuello

I nuovissimi dati di Audiweb, la ricerca sull’audience di Internet dicono che 28,8 milioni di italiani vanno in Rete e crescono costantemente del +6,7% mese su mese.
Un’onda gigantesca che travolge gli altri media: i giornali in costante calo di copie, la televisione tradizionale che arranca e cerca di rifarsi il trucco per stare al passo coi tempi.

Il caso Obama con 31 milioni di tweets nella notte in cui è stato eletto fa scuola anche tra i politici alla vaccinara che si ispirano più alle goliardate di “er batman” che ai codici di comunicazione che uno come Jim Messina, capo della struttura di comunicazione di Obama, ha studiato nei migliori College (ne ho parlato in occasione della vittoria di Obama).

A Scenari, la rubrica di Rainews24 firmata da Roberto Reale parliamo del peso dei media digitali sulle elezioni, quelle che potete seguire con l’hashtag #ITALIA2013 e tramite Twet.it.

Tutti i candidati vogliono foto e nome su Twitter meno una: la signora Angela Merkel che non si fida questo social network temendo i commenti feroci che possono pioverle addosso (forse) dagli Internauti che vivono nei Paesi PIGS (Portogallo-Italia-Grecia-Spagna).

Google GmailFacebookDeliciousYahoo MessengerTumblrGoogle BookmarksShare

E-commerce: la meta’ degli italiani non compra niente secondo i dati Netcomm

Il deserto dei consumi ha una sua piccola “oasi” dove magari non zampillano i soldi fin dal mattino presto ma almeno si spendono ancora soldi.
Questa oasi si chiama Internet.

Gli americani tra Natale e Capodanno hanno speso online 25$ miliardi per comprare tablet e smartphone.
Il doppio rispetto allo scorso anno.

In Italia, 5 milioni di persone hanno fatto regali comprati online.
Ma l’analisi di Netcomm, il Consorzio delle aziende che praticano e-commerce, spara fuori un dato inquietante: il 49% del campione intervistato non ha mai comprato su Internet neppure un ago.

Perchè non compra?

  • 1 preferisce toccare con mano la merce
  • 2 non si fida di affidare dati e carta di credito al Web
  • 3 non si fida delle spedizioni
  • E qui il collega Alessandro Longo sul suo Blog de L’Espresso spara a zero sui corrieri citando un caso personale di grazie disservizio.

    Netcomm sul suo sito mette a disposizione una indagine molto interessante che vi consiglio di scaricare.

    Google GmailFacebookDeliciousYahoo MessengerTumblrGoogle BookmarksShare

    Passata la paura del 21 Dicembre? Ecco pronto il Bug del 2.038.

    Il mercato della paura è uno dei pochi che cresce, anche in periodi di crisi.
    Dalle telecamere per sorvegliare la cuccia del cane (costato un migliaio di euro), allo spray da autodifesa a base di peperoncino di Soverato (il più urticante), fino alle paure digitali: attacchi hacker, furti di identità, phishing, bug millenari, scadenze impreviste, la macchina del terrore è sempre accesa.

    Prendiano il Millenium Bug, che alla fine del 1.999 doveva far grippare l’intero sistema.
    Su Wikipedia si racconta che in effetti fu un “raffreddore” ma qualche rigo più sotto…
    ATTENZIONE si annuncia il Bug prossimo venturo: un baco con la B maiuscola, che potrebbe inceppare conti correnti bancari e mandare in confusione i software che governano quesi giocattoloni da Dr Stranamore chiamati Centrali Nucleari.

    UNIX CHI ERA COSTUI?
    Si chiama Unix.
    E’ un sistema operativo nato presso i Bell Labs (gruppo AT&T) su cui poggiano i suddetti sistemi che (probabilmente) si inchioderanno nel 2.038.

    Distrazione? Boh.
    Forse i programmatori credevano alla teoria Maya del 21.12.2012, forse passava in corridono una nuova segretaria con la minigonna. Fatto sta che a quella data il sistema esaurisce il suo tempo. E’ come il calendario esaurisse i fogli.

    WIKIPEDIA
    “I computer leggeranno la data non come 2038 ma come 1901 (precisamente, le 20:45:52 UTC di venerdì 13 dicembre 1901), causando errori di calcolo. “Year 2038″ è chiamato anche “Y2038″, “Y2K38″ o “Y2.038K”. “

    Google GmailFacebookDeliciousYahoo MessengerTumblrGoogle BookmarksShare

    Piange il telefonino. Perso un miliardo di traffico, gli italiani comunicano con Skype e social.

    no sms italiani skype messaging gabriele di matteoSotto Natale, per tradizione, gli italiani hanno tagliato sul buon vino, sul salmone, sul tacchino, ma NON sul telefonino.

    Quest’anno i dati dicono che un miliardo di traffico telefonico è stato tagliato dagli stessi utenti che hanno parlato meno, messaggiato meno, magari usando molto più Skype,
    oppure scrivendo mail o scambiandosi emozioni su Facebook, lavoro su Linkedin, micromessaggi su Twitter. Ne parlo in questo intervento su Rainews24 nella Rubrica “Scenari” di Roberto Reale.

    Tutte le compagnie telefoniche hanno accusato una flessione tra 8 e 9%.

    Come potrebbe essere altrimenti in un Paese che sotto un ammanto di liberalizzazione cela il monopolio?
    Come potrebbe essere altrimenti in un Paese senza infrastrutture?
    Come potrebbe essere altrimenti in un Mercato dove la tredicesima viene divorata al 70% dai soliti “Piranha” che si chiamano IMU, Acconto Iva, Acconto IRPEF, Assicurazioni Auto (hanno raggiunto premi da follia)?

    Ne parlo a Scenari su RaiNews 24.

    E allora Amici B.N. (buon natale)
    Puntato per spendere meno.

    Google GmailFacebookDeliciousYahoo MessengerTumblrGoogle BookmarksShare

    Arrivano le primarie. Nel 1968 negli Usa non decisero i voti ma le pallottole

    Mi / Vi chiedo: con i mezzi digitali di oggi (telefonini e social network) alcuni delitti palesemente falsificati dalla Storia, potevano prendere un’altra piega?
    Penso alle primarie di adesso e mi tornano in mente altre primarie.

    Siamo in California, 1968, due mesi prima hanno sparato a Martin Luther King.

    Robert “Bobby” Kennedy aveva 43 anni ed una laurea ad Harward.
    Aveva il ciuffo biondo come il fratello JFK e aveva appena vinto le Primarie in California e nel South Dakota.

    La sua corsa alla Casa Bianca si arrestò nel grande salone dell’Ambassador Hotel a Los Angeles.
    Gli sparò Sirhan Sirhan, un fantino di origini palestinesi, forse mentalmente turbato.

    Ne parlo a Scenari su RaiNews24.

    Non esistevano i cellulari per filmare la realtà.
    Nè i social media che aiutano l’opinione pubblica a capire.
    Un ragazzo scattò delle foto e il rollino fu sequestrato dalla polizia che restituì al giovane solo una parte delle foto.

    Sul delitto si alzò la nebbia come racconta molto bene il film “Bobby”.

    In un famoso discorso Robert Kennedy parlò di PIL. E toccò un terreno minato. E’ la pista suggerita da Beppe Grillo.

    Google GmailFacebookDeliciousYahoo MessengerTumblrGoogle BookmarksShare

    Sulle ali di Twitter vola ancora il sogno americano: Obama e i social media

    Quella di Obama e del suo staff è una lezione anche per i nostri leader politici alla vigilia delle prossime elezioni: per vincere bisogna mettersi dalla parte dei cittadini entrando a far parte, come uno di loro, del grande circo digitale dei Social Media.

    Trentuno milioni di tweet in una notte: questa la risposta degli americani alla campagna social messa in campo staff del Partito Democratico.

    Uno dei suoi Spin Doctor Jim Messina (ovvie le origini italiane) è stato il regista dell’ingegneria social che ha stracciato Mitt Romney sia su Facebook che su Twitter.

    Resta viva una regola, anche nel mondo dei bit: parlare al cuore della gente.
    Il tweet di Obama più letto di tutta la campagna è questo: “Nessuna famiglia americana dovrà cestinare la lettera di invito al College per i suoi figli, solo perchè non ha soldi”.

    Non so a voi, ma a me questa frase fa tornare in mente l’infanzia di Steve Jobs.

    Ne parlo a Scenari su RaiNews24

    Google GmailFacebookDeliciousYahoo MessengerTumblrGoogle BookmarksShare

    Elezioni Usa: 160$ milioni l’investimento Web, +616% rispetto al 2008

    Obama Romney elezioni 2012 online media Gabriele Di MatteoAlla fine della corsa elettorale USA 2012, che mette in palio la poltrona del politico più potente del mondo,
    i duellati avranno bruciato sui media 9 miliardi di $ per le loro campagne elettorali.

    Ma la novità centrale di queste elezioni 2012 Usa, è la crescita del Web come media per parlare agli elettori, tanto che il blog Mashable.com -in una infografica dedicata a Obama versus Romney-, definisce l’evento “Digital Election“.

    Due cifre: nel 2008 i candidati investirono su Internet 22 milioni di $, che nel 2012 sono diventati 160 milioni, con una crescita verticale del +616%.

    La tv rimane il mezzo che assorbe più denaro, ma l’impiego dei social network lievita in maniera inarrestabile.

    Chi vince su Twitter e Facebook?

    TWITTER
    - Obama 21 milioni di Follower
    - Romney 1,5 milioni

    FACEBOOK
    - Obama 31 milioni di Like
    - Romney 9,5

    Obama stravince sui social.

    Nelle urne poi sarà tutto da vedere ma il Presidente in carica dà la sensazione con i suoi Tweets di essere molto vicino agli elettori.

    Ne parlo a Scenari su RaiNews 24.

    Google GmailFacebookDeliciousYahoo MessengerTumblrGoogle BookmarksShare

    La tecnologia Usa fa miliardari filantropi. Da noi i “ricchi” nascondono tesori “ignoranti”

    Qui li mandano alle Cayman i dané. Ben custoditi.
    “Ficcali nel materasso più profondo che trovi, scemina!”.
    Oppure li fan volare in qualche Repubblica delle banane dove pascolano dittatori facili al “comparaggio”.
    Tecnica antica della vorace e ignorante imprenditoria italiota.

    Negli Usa il miliardario “tech” è antropoligicamente diverso da quello brianzolo o ciociaro.
    Basta dire che Bill Gates fa shopping solo con il figlio in un Mall di New Orleans (visto coi miei occhi) e un ometto delle nostre parti -in doppiotetto attillato- si muove con 45 guardie del corpo (nerborute sotto i minacciosi completi neri)

    La classifica di Forbes dei 400 uomini più ricchi del pianeta si popola di anno anno di enormi fortune “tech”.
    Jeff Bezos (Amazon), Sergey Brin e Larry Page (Google) , Ellison (Oracle),
    Steve Ballmer (Ceo di Microsoft) e anche la vedova Jobs, la bellissima Lauren, che sembra una cantante folk.

    In testa alla classifica ancora lui: Bill Gates, 56 anni, 66 miliardi $ (ne aveva 59 nella passata Hit) e subito dopo il suo vecchio amico Warren Buffet, 83, che con la sua Berkshire Hathaway raggranella 46 $ Mdi +7 rispetto all’anno scorso.

    E torniamo ai miliardari Usa “antropologicamente” diversi dai nostrani.

    Proprio Mr Buffet (guarda il mio intervento su Rainews24) ha scandalizzato il mondo della finanza quando, nel bel mezzo di una cena di beneficenza, menu frugale da 4.000 $, ha detto testualmente: “Guadagno 46 Mdi di $ e ho un prelievo fiscale del 17%. La mia segretaria con uno stipendo di 60.000 $ l’anno versa alle tasse il 30%. Vi sembra giusto?”.

    Apriti cielo.
    Di qui la “Buffet Rule” che ispira una proposta di legge per alzare le tasse ai patrimoni finanziari.

    Beh, amici, state tranquilli: una scena del genere non la vedrete mai
    - Al ristorante La Pignata Bisunta di Viale Trastevere dove mangiano i politici romani
    - Mai e poi mai nella trattoria Piacentina La Macchiona, dove siede Bersani rosso in volto come Bertoldo
    - Nè al Cibreo di Firenze dove Renzino in camicia bianchissima sorseggia Sassicaia
    - nè Al Travocco Felice di Termoli dove il rubizzo Di Pietro affonda il naso negli spaghetti “scogliera” e tracanna un più modesto Trebbianino freddo.

    Mai. E poi mai.
    Sentirete un politico italiano o un riccone brianzolo che usa l’elicottero di Stato per comprare le aragoste innamorato delle Cayman e dei travestimenti pronunciare un inno alla TASSA SUI PATRIMONI FINANZIARI perchè dai noi è l’equivalente di una bestemmia.

    Google GmailFacebookDeliciousYahoo MessengerTumblrGoogle BookmarksShare

    Margin Call, il film in uscita sulla crudeltà del denaro – Scenari, RaiNews24 – 5/5/2012

    Intervento a Rainews24 dove parlo di Margin Call il film in uscita sulla crudeltà del denaro.

    Sulla pagina Facebook del film due cose toccanti.
    Molti commenti dicono “questo non è un film è la pura realtà delle nostre vite”.

    Inoltre sulla pagina è presente un link al New York Times con un pezzo-testamento di Greg Smith che spiega perchè si è dimesso dalla Goldman Sachs.

    Il pezzo è illustrato da una agghiacciante vignetta del grande Victor Kerlow che disegna… avvoltoi attorno ad una carcassa… banchieri e risparmiatori…

    Google GmailFacebookDeliciousYahoo MessengerTumblrGoogle BookmarksShare